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Un prodotto sostenibile può essere una scelta poco sostenibile
Un prodotto sostenibile può essere una scelta poco sostenibile

Sembra un controsenso. Eppure un prodotto realizzato conmateriale riciclato, scelto con le migliori intenzioni, può diventare unospreco se dopo poco si rovina, non viene usato o deve essere sostituito.
Perché la sostenibilità di un progetto non è scritta su un’etichetta. E soprattutto non comincia dal prodotto.

“È eco” oggi dice troppo poco

Quando si sceglie un gadget, un kit o un regalo aziendale, parole come green, eco o sostenibile aiutano a orientarsi. Ma non bastano per capire cosa stiamo davvero scegliendo.
Il materiale è riciclato? In qualepercentuale? La produzione segue standard verificabili? La filiera è tracciabile? Chi realizza il prodotto e in quali condizioni?

E poi c’è una domanda ancora più semplice, che rischia di arrivare per ultima: "verrà davvero usato?" Perché un oggetto può avere ottime caratteristiche sulla carta e pochissimo senso nella vita reale di chi lo riceve.
E così una buona intenzione perde valore.

La sostenibilità non riguarda solo di cosa è fatto

Riguarda anche quanto durerà e quanto resterà utile.
Una borraccia scelta perché coerente con determinati criteri ambientali, ma scomoda da utilizzare ogni giorno, parte già con un limite. Lo stesso vale per una shopper che non regge, un capo che perde qualità velocemente o un oggetto che non incontra davvero le abitudini del destinatario.
Se viene accantonato o sostituito dopopoco, il materiale “giusto” non basta più.

Per questo forse la domanda deve cambiare. Non solo: “Qual è l’alternativa più sostenibile?” Ma: “Qual è la scelta che ha più possibilità di restare?”


Anche il brand entra in questa scelta

Per un Marketing Manager questo punto conta particolarmente. Un oggetto aziendale non comunica soltanto attraverso il logo stampato sopra. Comunica attraverso la sua qualità, la sua utilità, il modo in cui è stato realizzato e la coerenza tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che concretamente mette nelle mani delle persone.

Se un brand parla di attenzione, qualità o responsabilità, quella promessa viene messa alla prova anche nei dettagli. E qua può nascere incoerenza. Un prodotto dichiarato sostenibile ma poco durevole. Un materiale interessante di cui non si conosce la provenienza. Una scelta fatta sulla singola fornitura senza chiedersi se sarà replicabile nei riordini successivi.

Non crediamo di debba cercare la perfezione. Ma serve sapere abbastanza per scegliere con consapevolezza.

Il prodotto è solo una parte della risposta

Materiali e certificazioni restano importanti. Ma una valutazione più completa guarda anche alla produzione, alla filiera, alle persone, alla durata e al contesto d’uso.

Sostenibilità non significa semplicemente ridurre l’impatto di ciò che produciamo. Significa anche chiedersi se vale la pena produrlo così, per quelle persone e per quell’occasione.

È una differenza piccola solo in apparenza: da una parte c’è un oggetto con caratteristiche sostenibili; dall’altra c’è una scelta pensata per durare, essere utilizzata e restare coerente con ciò che il brand vuole rappresentare.

Forse la domanda giusta viene prima

Prima del materiale.
Prima del catalogo.
Prima ancora del prodotto.

Ha senso? Ha senso per chi lo riceverà? Per l’uso che ne farà? Rispetto a ciò che il brand dichiara?
Se la risposta è sì, allora possiamo iniziare a parlare di materiali, filiera, produzione e certificazioni.
“Eco” è una parola. La sostenibilità, invece, è l’insieme delle scelte che quella parola riesce davvero a sostenere.

When everything is designed together, the result shows. And it lasts.