
3 € × 1.000 pezzi = 3.000 €. Facile.
Più difficile è calcolare quanto costano 1.000 oggetti che nessuno userà.
Nel merchandising il prezzo unitario è uno dei dati più semplici da confrontare. Sta in una colonna, permette di mettere in fila le offerte e capire subito quanto spenderemo.
Il valore, invece, si vede dopo. Quando scopriamo se quell’oggetto verrà usato, per quanto tempo resterà nelle mani di chi lo riceve e quante occasioni avrà davvero di riportare alla mente il brand.
Un prodotto economico non è necessariamente una cattiva scelta. E uno più costoso non è automaticamente migliore. La domanda interessante è un'altra: quanto valore produce rispetto a quello che costa?
Una shopper semplice, se utilizzata ogni settimana, può avere molto più senso di un gadget tecnologico destinato a restare nella scatola. Una t-shirt che qualcuno indossa volentieri continuerà a portare il brand con sé. Una borraccia comoda può entrare in ufficio, in palestra, in viaggio.
Non serve quindi scegliere sempre qualcosa di più importante.
Serve scegliere qualcosa che abbia abbastanza senso da essere tenuto.
La ricerca PPAI Product Power 2026 va proprio in questa direzione: l'utilità è il primo motivo per cui le persone conservano un prodotto promozionale, mentre scarsa utilità e bassa qualità sono tra le principali ragioni per cui se ne liberano.
C'è poi un aspetto che nel preventivo non compare.
Quando mettiamo un logo su un oggetto, quel brand viene associato anche all'esperienza che l'oggetto offre.
Una zip che si rompe. Una stampa che si rovina. Un materiale che dal vivo sembra molto meno bello che in foto. Sono dettagli del prodotto, certo. Ma il logo è lì.
E vale anche il contrario: qualcosa di utile, piacevole e ben fatto continua a essere utilizzato e crea nuove occasioni di contatto con il brand.
Forse quindi, accanto al costo per pezzo, vale la pena iniziare a considerare anche il valore per utilizzo.
Non serve una formula complicata. Basta chiedersi, prima di ordinare: chi lo riceverà avrà davvero voglia di usarlo?
Risparmiare non significa necessariamente comprare al prezzo più basso.
A volte significa semplicemente evitare di pagare per qualcosa che nessuno voleva.
È anche da qui che parte il nostro modo di lavorare: non da quanto costa un oggetto, ma da quanto senso avrà per chi lo riceve.
Meno oggetti da distribuire. Più valore da lasciare.
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